Sed vos dicatis quod non potest repeti sine novi indiciis. E il governatore ne fece infatti promulgare una, in data del 13 di giugno, con la quale promette a ciascuna persona che, nel termine di giorni trenta, metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso, fauorito, aiutato cotal delitto, il premio, etc. Se, per impossibile, tutto quello che venne dopo fosse stato un concorso accidentale di cose le più atte a confermar l’inganno, la colpa rimarrebbe ancora a coloro che gli avevano aperta la strada. “Nemmeno l’uscio suo proprio aveva unto il barbiere!” postilla qui di nuovo il Verri. “E se concedessimo ai giudici,” dice l’autor medesimo, “la facoltà di mettere alla tortura i rei senza indizi legittimi e sufficienti, sarebbe come in lor potere il cominciar da essa... E per poter chiamarsi tali, devon gl’indizi esser verisimili, probabili, non leggieri, nè di semplice formalità, ma gravi, urgenti, certi, chiari, anzi più chiari del sole di mezzogiorno, come si suol dire... Si tratta di dare a un uomo un tormento, e un tormento che può decider della sua vita: agitur de hominis salute; e perciò non ti maravigliare, o giudice rigoroso, se la scienza del diritto e i dottori richiedono indizi così squisiti, e dicon la cosa con tanta forza, e la vanno tanto ripetendo2.”. come se il delitto imputatogli fosse stato d’essere entrato in via della Vetra. Viene, nelle cose grandi, come nelle piccole, un momento in cui ciò che, essendo accidentale e fattizio, vuol perpetuarsi come naturale e necessario, è costretto a cedere all’esperienza, al ragionamento, alla sazietà, alla moda, a qualcosa di meno, se è possibile, secondo la qualità e l’importanza delle cose medesime; ma questo momento dev’esser preparato. — avrebbe potuto dire l’uomo celebre e potente, — volete voi che il capitano di giustizia si faccia beffe di me, a segno di raccontarmi, come una notizia importante, che non è accaduto quello che non poteva accadere? Cedette, abbracciò quella speranza, per quanto fosse orribile e incerta; assunse l’impresa, per quanto fosse mostruosa e difficile; deliberò di mettere una vittima in suo luogo. N’ebbero parole di dolor disperato, parole di dolor supplichevole, nessuna di quelle che desideravano, e per ottener le quali avevano il coraggio di sentire, di far dire quell’altre. E nelle costituzioni di Carlo V, dove sono attribuiti al senato poteri ampissimi, s’eccettua però quello di “concedere remissioni di delitti, grazie o salvocondotti; essendo cosa riservata al principe16”. Riferito l’esame in senato, il giorno 23, dal presidente della Sanità, che n’era membro, e dal capitano di giustizia, che ci sedeva quando fosse chiamato, quel tribunale supremo decretò che: “il Piazza, dopo essere stato raso, rivestito con gli abiti della curia, e purgato, fosse sottoposto alla tortura grave, con la legatura del canapo,” atrocissima [p. 787 modifica]aggiunta, per la quale, oltre le braccia, si slogavano anche le mani; “a riprese, e ad arbitrio de’ due magistrati suddetti; e ciò sopra alcune delle menzogne e inverisimiglianze risultanti dal processo.”. “Fu dunque”, prosegue, “incontinente preso costui.” E non parla della visita fattagli in casa, dove non si trovò nulla di sospetto. “È assai verosimile”, dice il Verri, “che nel carcere istesso si sia persuaso a quest’infelice, che persistendo egli nel negare, ogni giorno sarebbe ricominciato lo spasimo; che il delitto si credeva certo, e altro spediente non esservi per lui fuorchè l’accusarsene e nominare i complici; così avrebbe salvata la vita, e si sarebbe sottratto alle torture pronte a rinnovarsi ogni giorno. Ecco perchè l’esaminatore dell’infelice Piazza gli oppose, non essere verisimile che lui non avesse sentito parlare di muri imbrattati in porta Ticinese, e che non sapesse il nome de’ deputati coi quali aveva avuto che fare. [p. 791 modifica]Avevan cominciato con la tortura dello spasimo, ricominciarono con una tortura d’un altro genere. //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_III&oldid=- La Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni appare come appendice a I Promessi Sposi nell'edizione del 1840. Dopo molte e molte risposte tali, a quella freddamente e freneticamente ripetuta istanza di dir la verità, gli mancò la voce, ammutolì; per quattro volte non rispose; finalmente potè dire ancora una volta, con voce fioca; non so niente; la verità l’ho già detta. Nella Storia della colonna infame l’autore tematizza la battaglia illuministica contro un errore di giudizio, un pregiudizio, e la responsabilità degli intellettuali. Contro ogni legge, contro ogni autorità, come contro ogni ragione, ordina che il Piazza sia torturato di nuovo, sopra alcune bugie e inverisimiglianze; ordina cioè a’ suoi delegati di rifare, e più spietatamente, ciò che avrebbe dovuto punirli d’aver fatto. et egli disse: è non so che onto; et io dissi: sì, sì, verrò puoi a tuorlo; et così da lì a due o tre giorni, me lo diede puoi. E di più, i giudici, quando gliene parlaron poi, non avrebbero omessa una circostanza così importante, e che dava tanto maggior peso alla confessione; nè l’avrebbe omessa il capitano di giustizia nella lettera allo Spinola. ../Capitolo II Odofredi, ad Cod. Ma vediamo come il Claro medesimo interpreti una tal regola: "si viene alla tortura, quantunque gl’indizi non siano in tutto sufficienti (in totum [p. 784 modifica]sufficientia), nè provati da testimoni maggiori d’ogni eccezione, e spesse volte anche senza aver data al reo copia del processo informativo.” E dove tratta in particolare degl’indizi legittimi alla tortura, li dichiara espressamente necessari “non solo ne’ delitti minori, ma anche ne’ maggiori e negli atrocissimi, anzi nel delitto stesso di lesa maestà.7” Si contentava dunque d’indizi meno rigorosamente provati, ma li voleva provati in qualche maniera; di testimoni meno autorevoli, ma voleva testimoni; d’indizi più leggieri, ma voleva indizi reali, relativi al fatto; voleva insomma render più facile al giudice la scoperta del delitto, non dargli la facoltà di tormentare, sotto qualunque pretesto, chiunque gli venisse nelle mani. Manzoni, Storia della colonna infame Manzoni racconta nella Storia della colonna infame, pubblicata in appendice all’edizione del 1840 dei Promessi sposi, le vicende legate ad una colonna eretta a Milano al tempo della peste. Ma come trovarla? IX, tit. Mettiam pure che siano stati ingannati dalle parole del Piazza nell’ultimo esame, che abbian potuto credere un fatto, esposto, spiegato, circostanziato in quella maniera. Volevan dal Piazza una storia d’unguento, di concerti, di via della Vetra: quelle circostanze così recenti gli serviron di materia per comporne una: se si può chiamar comporre l’attaccare a molte circostanze reali un’invenzione incompatibile con esse. vede bene che, per quanti tormenti ho hauuto, non ho potuto dir niente. come l’avevano avute? “Hebbi”, dice dunque, “commissione dal Senato di formar processo, nel quale, per il detto d’alcune donne, e d’un huomo degno di fede, restò aggrauato un Guglielmo Piazza, huomo plebeio, ma ora Commissario della Sanità, ch’esso, il venerdì alli 21 su l’aurora, hauesse unto i muri di una contrada posta in Porta Ticinese, chiamata la Vetra de’ Cittadini.”. sapesse quello che si è scoperto nel particolare d’alcuni scelerati che, a’ giorni passati, andauano ungendo i muri et le porte di questa città.” E non sarà forse senza curiosità, nè senza istruzione, il veder come cose tali sian raccontate da quelli che le fecero. Eran dunque da capo, come se non avessero fatto ancor nulla; bisognava venire, senza nessun vantaggio, all’investigazion del supposto delitto, manifestare il reato al Piazza, interrogarlo. Non veniva loro in mente che quello che volevan cavargli di bocca per forza, avrebbe potuto addurlo lui come un argomento fortissimo della sua innocenza, se fosse stato la verità, come, con atroce sicurezza, ripetevano. Ma non ottennero l’iniquo intento. Ma la passione è pur troppo abile e coraggiosa a trovar nuove strade, per iscansar quella del diritto, quand’è lunga e incerta. Ed è, mi pare, una circostanza degna d’osservazione che la cosa sia stata chiamata col suo nome anche allora, anche davanti a quelli che n’eran gli autori, e da uno che non pensava punto a difender la causa di chi n’era stato la vittima. Ma questo, dico, non fa al nostro caso (sempre riguardo alla sola giurisprudenza), poichè il Claro attesta che nel foro di Milano prevaleva la consuetudine contraria; cioè era, in que’ casi, permesso al giudice d’oltrepassare il diritto, anche nell’inquisizione5. Quello che passò in quell’abboccamento, nessuno lo sa, ognuno se l’immagina a un di presso. E bastava, secondo loro, che il detto dell’accusato paresse al giudice bugia, perchè questo potesse venire ai tormenti? In conformità del parere datoci dal Senato con lettera dei cinque del corrente, concederete impunità, in virtù della presente, a Stefano Baruello, condannato come dispensatore et fabricatore delli onti pestiferi, sparsi per questa Città, ad estintione del Popolo, se dentro del termine che li sarà statuito dal detto Senato, manifestarà li auttori et complici di tale misfatto. 41, l. 18. Ma le regole che pure avevano stabilite, bastano in questo caso a convincere i giudici, anche di positiva prevaricazione. Ma dalla storia, per quanto possa esser succinta, d’un avvenimento complicato, d’un gran male fatto senza ra-gione da uomini a uomini, devono necessariamente po- Non paia strano il veder uomini i quali non dovevan essere, anzi non eran certamente di quelli che vogliono il male per il male, vederli, dico, violare così apertamente e crudelmente ogni diritto; giacchè il credere ingiustamente, è strada a ingiustamente operare, fin dove l’ingiusta persuasione possa condurre; e se la coscienza esita, s’inquieta, avverte, le grida d’un pubblico hanno la funesta forza (in chi dimentica d’avere un altro giudice) di soffogare i rimorsi; anche d’impedirli. La lettera che abbiamo accennata, fu scritta il 28 di giugno, cioè quando il processo aveva, con quell’espediente, fatto un gran passo. Lingua; Segui; Modifica < Storia della colonna infame. Ah! ... Che dica per … Sua madre era Giulia Beccaria, figlia del celebre Cesare. L’atto è registrato nel processo medesimo, in questi termini: Ambrosio Spinola, etc. Ripassando gli atti che precedettero l’impunità, l’avvocato non fa alcuna eccezione espressa e diretta alla tortura data al Piazza, ma ne parla così: “sotto pretesto d’inuerisimili, torturato”. Nessun nuovo indizio era emerso; e i primi erano che due donne avevan visto il Piazza toccar qualche muro; e, ciò ch’era indizio insieme e corpo del delitto, i magistrati avevan visto alcuni segni di materia ontuosa su que’ muri abbruciacchiati e affumicati, e segnatamente in un andito.... dove il Piazza non era entrato. - Abbatis Panormitani, Commentaria in libros decretalium. XLVIII, tit. — Se me la vogliono anche far attaccar al collo, lo faccino; che di queste cose che mi hanno interrogato non ne so niente, rispose l’infelice, con quella specie di coraggio disperato, con cui la ragione sfida alle volte la forza, come per farle sentire che, a qualunque segno arrivi, non arriverà mai a diventar ragione. Non parla poi il capitano di giustizia della visita fatta da lui per riconoscere il corpo del delitto; come non se ne parla più nel processo. Riassunto per l'esame di Letteratura italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia della colonna infame",… Se la tortura avesse prodotto il suo effetto, estorta la confession della bugia, tenevan l’uomo; e, cosa orribile! Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785. Il motivo di quelle odiose, se non crudeli prescrizioni, di tosare, rivestire, purgare, lo diremo con le parole del Verri. Capitolo 7: Tra i molti scrittori contemporanei all'avvenimento, scegliamo il solo che non sia oscuro, e che non n'abbia parlato a seconda affatto della credenza comune, Giuseppe Ripamonti, già tante volte citato. E se l’uomo negava? Romanzi, Storia della colonna infame lib. Storia della colonna infame. Rispose: io non lo so, nè so a che attribuire la causa, se non a quella aqua che mi diede da bere; perchè V.S. Son cose che una teoria astratta non riceve, non inventa, non sogna neppure; bensì la passione le fa. Ma dalla storia, per quanto possa esser succinta, d'un avvenimento complicato, d'un gran male fatto senza ragione da uomini a uomini, devono necessariamente potersi ricavare osservazioni più generali, e d'un'utilità, se non così immediata, non meno reale. 20131019231940 tit. Riassunto per l'esame di Letteratura italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia della colonna infame",… GFDL [p. 790 modifica]E non c’eran più nemmen pretesti, nè motivo di ricominciare: quella che avevan presa per una scorciatoia, gli aveva condotti fuor di strada. Sentito questo, chiuser l’esame, e rimandaron lo sventurato in carcere. Andarono, come abbiam detto, a caccia d’una seconda bugia, per poter parlarne con la formola del plurale; cercarono un altro zero, per ingrossare un conto in cui non avevan potuto fare entrar nessun numero. Ma chi può immaginarsi i combattimenti di quell’animo, a cui la memoria così recente de’ tormenti avrà fatto sentire a vicenda il terror di soffrirli di nuovo, e l’orrore di farli soffrire! Saggio Capitolo Storia della colonna infame Gramsci spiega la differenza tra la Rivoluzione francese e italiana. l. Repeti. Non diremo certamente che tutto questo sia ragionevole; giacchè non può esserlo ciò che implica contradizione. CC BY-SA 3.0 A ogni modo, l’irregolarità d’un tal procedere era tanto manifesta, che il difensor del Padilla la notò liberamente. Era, dico, dottrina comune che il giudice non potesse, di sua autorità propria, concedere impunità a un accusato15. Ma dalla storia, per quanto possa esser succinta, d'un avvenimento complicato, d'un gran male fatto senza ragione da uomini a uomini, devono necessariamente potersi ricavare osservazioni più generali, e d'un'utilità, se non così immediata, non meno reale. La Storia della Colonna infame racconta il processo ai presunti untori milanesi Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora (e agli altri da loro trascinati nel processo nel tentativo di scampare alla condanna) torturati e barbaramente uccisi a Milano nel 1630. Il barbiere Giangiacomo Mora componeva e spacciava un unguento contro la peste; uno de’ mille specifici che avevano e dovevano aver credito, mentre faceva tanta strage un male di cui non si conosce il rimedio, e in un secolo in cui la medicina aveva ancor così poco imparato a non affermare, e insegnato a non credere. Storia della colonna infame Introduzione (obiettivi e riflessioni di Manzoni) Nel 1630 dei giudici accusarono Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza di essere untori e li torturarono per ottenere una confessione. Ed è già un merito non piccolo degl’interpreti, se, come ci pare, furon essi che lo prepararono, benchè lentamente, benchè senz’avvedersene, per la giurisprudenza. Nel capitolo XXXI dello scritto antecedente, s’è fatto menzione d’una grida, con la quale il tribunale della Sanità prometteva premio e impunità a chi rivelasse gli autori degl’imbrattamenti trovati sulle porte e sui muri delle case, la mattina del 18 di maggio; e s’è anche accennata una lettera del tribunale suddetto al governatore, su quel fatto. Guglielmo Piazza, commissario di sanità del rione di Porta Ticinese, è … 18, l. 18. se, come aveva dato prova di saper fare, persisteva a negare anche ne’ tormenti? Considerato tra i massimi scrittori della nostra letteratura, fu autore di opere etico-religiose, storiche, poetiche. Quod suffocavit, 52. storia della colonna infame riassunto introduzione si apre con polemica contro giudici che hanno ritenuto di condannare ingiustamente degli innocenti di ergere